La scelta della strada

La scelta della strada

La scelta della strada

La parola strada è intesa dagli intervistati sia come luogo fisico, che come luogo simbolico e sociale.
Luogo fisico perché in strada le persone passano una parte considerevole del loro tempo; luogo simbolico e sociale perché è uno spazio in cui ci si può relazionare con gli altri, con il territorio e dove si può tessere una rete sociale al di fuori delle proprie mura.


È difficile capire il perché ad un certo punto una persona diventa artista di strada. La strada è il loro mondo, la loro vita, nella strada si ha un contatto privilegiato con la gente, non si dipende da nessuno e ci si mette in gioco perché è piena di imprevedibilità…


La scelta di coloro che dichiarano di essersi volontariamente “sottratti” alla routine della vita quotidiana è sicuramente una scelta di libertà indiscussa, ma dire cosa muove un modo così singolare di gestire la propria vita è impossibile perché è il risultato di una combinazione di scelte e adattamenti.
Ne ho conosciuti molti e ho passato molto tempo con loro non solo limitandomi al momento dell’intervista, ma a parlare, a conoscerli e a divertirmi con loro.


Viene da chiedersi perché una persona con le possibilità che avrebbe di un inserimento più sicuro nella società, faccia una scelta di vita di questo tipo. Questo è esattamente quello che gli ho chiesto. Per alcuni la risposta era quasi scontata e cioè la voglia di libertà, di rottura dagli schemi e poi lo spirito di avventura e di conoscenza che li anima.
Ogni artista di strada dà una motivazione diversa per questa scelta di vita: “timbrare il cartellino, otto ore di lavoro, stress da traffico…” non fa parte della vita degli artisti di strada.

“Lavorare per strada è l’unico lavoro dove il datore di lavoro ti paga, ti stringe la mano sempre, è felice e ti dice grazie.. Questo è fondamentale, è gratificantissimo”.

“Ero un assistente sociale, mi sono diplomato nell’81 quando già avevo famiglia e lavoro fisso. Ad un certo punto ho deciso che facevo meglio l’assistente sociale per strada e non dentro un ufficio. Allora ho iniziato a far divertire la gente e i bambini specialmente”. In strada c’è un contatto privilegiato con la gente. C’è un impatto diretto di emozioni. La cosa funziona se tu riesci a trasmettere, c’è un discorso di empatia, di una cosa sinergica, di miscele di emozioni”.

“Faccio l’artista di strada da 6 anni ma forse la professione da cinque diciamo.
All’Università facevo ingegneria, mi sono laureato a Catania. Sono andato a lavorare a Roma con un ingegnere e dopo un anno e mezzo ho capito che anche se ho fatto tutti questi studi anche bene, con il massimo dei voti non era la mia strada. La mia strada era la strada.
La strada ti dà la libertà di guadagnare quando vuoi tu. Non ti fa dipendere da nessuno che ti dà lavoro
Poi c’è l’imprevedibilità in strada, tutto può succedere; non è come sul palco che la gente è seduta.
In strada devi riuscire a catturare la gente che è passata lì per caso, quindi è un’emozione più forte”
.

“All’inizio ero spinto dalla curiosità, dal mondo diverso. Dopo mi ci sono trovato bene e soprattutto questo tipo di lavoro ti permette di lavorare su te stesso molto più di quello che ti può permettere un altro lavoro, nel mio caso lavorare in un ufficio o lavorare da ingegnere nel caso mi fossi laureato. Dando priorità al lavoro su se stessi, allora ben venga l’artista di strada.
Il lavoro dell’artista di strada lo fai perché ti piace. Dal momento che fai un lavoro che ti piace, fai anche una cosa che ti aiuta a lavorare su te stesso; lavori sulle tue passioni, sui tuoi limiti, perché lavori sempre per migliorarti”
.

Gli artisti di strada sono gente semplice piacevole a vedersi con la quale ci si sofferma volentieri: hanno un’immagine gradevole agli occhi di tutti ed inoltre fanno anche riflettere sul fatto che basta poco per essere felici.
La filosofia del loro lavoro che si svolge “fisicamente in strada”, li porta ad incontrare gruppi di persone, a far sorridere anche per un solo istante, e a far dimenticare, anche se per poco, i problemi della vita quotidiana.

“Il piacere dell’esibizionista è quello di mostrarsi in pubblico e catturare un pubblico. Quando c’è l’ovazione, quando ti senti il pubblico nelle
mani, e vedi che sei riuscito a conquistarlo, a farlo ridere e magari lo hai fatto anche pensare, il mio smisurato orgoglio viene soddisfatto.”

“Ho una forte gratificazione personale quando riesco a far ridere la gente. Mi sento molto appagato quando la gente ride con quello che faccio e che dico”.

“… avevo bisogno di un contatto sociale.
Mi trovo bene in strada, perché c’è una netta comunicazione con il pubblico, ed è più facile perché è un gioco e nel gioco le persone sono più aperte. Sei più aperto sia tu che loro.
Se te la giochi bene diventa un buono scambio”.

“… per me la strada è meravigliosa. Riuscire a fermare la gente e creare un momento dal nulla, è più stimolante, ti dà molta più energia, ti fa sentire vivo, ti mette in gioco. Insomma, ogni giorno è sempre una scommessa con te stesso… Quando sei in strada vai, hai più energia e sei pronto a mangiarti tutto in qualsiasi momento, tentare il tutto per tutto”.

In strada l’artista può variare la sua espressione artistica in base al luogo oppure può essere il luogo a selezionare l’artista “più bravo” attraverso il consenso remunerativo. La strada per l’attore sociale può essere paragonata al teatro per l’attore, all’auditorium per il musicista…
La strada permette agli artisti di utilizzare diversi mezzi comunicativi: voce, gestualità, fuoco, strumento musicale e o singolarmente o insieme ad altri colleghi riescono a dare forma ad uno spettacolo fantastico.
L’unico aspetto negativo della strada è legato alla presenza fuggevole della gente.

….“L’unica cosa negativa della strada è legata alla presenza fuggevole della gente. Quindi è difficile sperimentare proprio tutto quello che vuoi sperimentare perché ci sono cose in strada che non funzionano. Una delle difficoltà è proprio sull’ascolto totale… magari sull’allentare il ritmo per poi salirlo… c’è proprio la differenza del palco.
Dopo otto mesi che non facevo strada, sto avendo difficoltà nell’essere efficace in strada, perché mi manca proprio quella familiarità con il cerchio ballerino”.

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